IMMERSIONI IN QUOTA di Riccardo Nobile

IMMERSIONI IN QUOTA
Brevi note tecniche di Riccardo Nobile

Generalità
Eccoci qua di nuovo per parlare di qualche argomento specifico che abbia a che fare con la subacquea. Questa volta parliamo di una tipologia particolare di immersione : l’immersione in quota.
Non è certo il tipo di immersione più frequente né tanto meno il tipo che raccolga un grande numero di appassionati; le ragioni di ciò risiedono sia nella limitata disponibilità di luoghi adatti (laghi e fiumi di montagna), sia per la temperatura di tali acque che normalmente non è delle più accoglienti.Uno dei requisiti caldamente consigliato è quello di indossare una muta stagna che permetta di resistere più a lungo alla bassa temperatura.
Vediamo innanzitutto quand’è che un’immersione può essere definita “in quota”. Generalmente un’immersione si definisce “in quota” quando viene effettuata ad un’altitudine di 700 metri o più.
Ma qual’è il parametro il cui valore, variabile in funzione dell’altezza cui ci troviamo, influisce sulla programmazione e sulla conduzione
dell’immersione? La risposta è la seguente :
la differente pressione ambiente alla quale iniziamo e, soprattutto, terminiamo l’immersione. Nel seguito di questa nota cercherò di spiegarne il motivo.

Variazione dei parametri di riferimento
L’esperimento di Torricelli ci ha dimostrato che l’aria che sta sopra di noi ha un certo peso e che questa forza-peso finisce per esercitare una certa pressione (rapporto fra forza e superficie) su ogni punto ed in ogni direzione. Poiché la pressione nasce come effetto della colonna d’aria che ci sovrasta, è naturale che il suo valore diminuirà con il diminuire della lunghezza della colonna stessa; salendo in quota la colonna d’aria sopra la nostra testa avrà uno sviluppo minore e minore sarà la pressione cui siamo sottoposti.
La pressione atmosferica, che a livello del mare ha un valore di circa 1000 mbar (9601050 mbar), diminuisce linearmente fino ai 5000 m di altezza in ragione di 100 mbar ogni 1000 metri di altitudine. Ciò significa che a 1000m di quota si può affermare che la pressione atmosferica vale circa 900mbar, che si ridurranno a 700mbar ad una altezza s.l.m. (sul livello del mare) di 3000m.
In base a quanto sopra definiremo immersione in quota ogni immersione eseguita in presenza di una pressione atmosferica minore o uguale a 930 mbar.

Una premessa basilare
Tutti i calcoli e le considerazioni che faremo nel seguito sono da considerarsi valide ed affidabili a patto che, al momento di immergerci, fossimo già stati sottoposti per almeno 48 ore alla ridotta pressione atmosferica dell’altitudine cui ci troviamo.
Infatti se salissimo, ad esempio, dal livello del mare a 2000 m, la pressione calerebbe da 1 atm ( o 1000 mbar) a 0,8 atm e quindi il nostro organismo si troverebbe in condizioni di sovrasaturazione rispetto all’aria; dobbiamo quindi dare tempo ad ossigeno e azoto di tornare ai livelli di normale saturazione assumendo nel nostro corpo la stessa pressione parziale che hanno nell’aria circostante ;l’azoto calerà da 0,8 a 0,64 atm (0.8atm x 80%) mentre l’ossigeno scenderà da 0,2 a 0,16 atm (0.8atm x 20%).

La teoria
Le tabelle tipiche per il calcolo delle immersioni oggi in uso sono basate sull’algoritmo di Haldane, il quale capì che i pericoli che un sommozzatore corre durante la risalita e nell’immediato post-immersione, sorgono quando il rapporto fra la pressione all’inizio della risalita e quella alla fine della stessa supera il valore di 2:1.
Per valori inferiori a 2:1, la quantità e la dimensione delle microbolle di azoto che si formano nei tessuti durante la risalita non è tale da causare problemi di PDD (Patologia Da Decompressione)
I valori di tempo e profondità che compaiono nelle tabelle sono stati calcolati in funzione di una pressione atmosferica alla riemersione di 1atm.
Se ci troviamo a 3000m di altezza la pressione esterna vale solo 0,7atm e quindi possiamo risalire senza problemi da una profondita alla quale la pressione fosse di 0,7x2 =1,4atm ; tale profondità è di 7m alla quale si hanno 0,7atm dovute alla colonna di acqua a cui si somma la pressione esterna. Si può notare subito come la profondità dalla quale si può risalire in sicurezza diminuisca con il salire della altezza s.l.m. ; al mare tale profondità è di 10m.
In teoria si dovrebbe ricalcolare la tabella in funzione della altezza del punto di immersione tenendo presente che ciò che conta sono i “salti di pressione” e non la pressione assoluta. Si può evitare di riscriversi la tabella per ogni altezza usando opportuni fattori di correzione non troppo difficili da effettuarsi a mente anche in immersione.

La pratica
Facciamo subito un esempio pratico sviluppando i calcoli in maniera esplicita, per poi vedere come, tramite l’uso di un semplice fattore correttivo, possiamo adeguare i dati fornitici dalle tabelle in modo semplice e veloce.
Suppoiniamo di pianificare un’immersione con i seguenti dati di partenza :
Altitudine s.l.m. = 2000 m
Profondita massima = 24 m
Tempo di fondo = 40’
Un profilo di immersione di questo tipo, se svolto in mare, costituirebbe una tranquilla immersione in curva di sicurezza senza deco-stop ,ma solo con la solita raccomandata sosta di sicurezza di 3’ a 3m.
Seguendo tale profilo a 2000m di altezza, la pressione atmosferica, che abbreviamo nel seguito con Pa, sarà di 0,8atm mentre la pressione massima acui saremo sottoposti, che abbreviamo nel seguito con Pm, sara di 2,4+0,8 = 3,2atm ; notiamo subito che il rapporto Pm/Pa vale 3,2/0,8= 4 . Per raggiungere tale rapporto in mare avremmo dovuto scendere a 30m diprofondità!
Per capire come comportarsi nella risalita dovremo quindi usare le tabelle usando il tempo reale di 40’ ma come profondità dovremo usare quella fittizia di 30m poiché il nostro organismo sarà effettivamente sottoposto ad un calo di pressione secondo il rapporto di 4:1 .
Le tabelle ci indicano, per t=40’ e p=30m, una deco-stop di 15’ a 3m.
Se dessimo retta alle tabelle senza ragionare ancora un po’,prenderemmo una bella cantonata! Infatti gli stessi ragionamenti di salti di pressione fatti per la Pm rispetto alla Pa valgono anche per la quota di deco-stop.
Al livello del mare il passaggio da 3m alla superficie provoca un P di 1,3/1= 1,3.
Questo stesso va mantenuto anche in quota ; visto che la Pa vale 0,8atm dovremo eseguire lo stop ad una pressione di =0,8x1,3= 1,04atm.
Visto che la Pa vale 0,8atm l’acqua dovrà incidere per 1,04-0,8= 0,24atm che significano una profondità di 2,4m; il tempo di stop rimane quello tabellare di 15’.

La semplificazione
I calcoli di cui sopra possono essere fatti in maniera più semplice e rapida determinando un fattore correttivo che,tramite una singola moltiplicazione, ci fornisce le profondità fittizie sopra calcolate.
I parametri da prendere in considerazione quando l’immersione è del tipo “in quota”, sono la la pressione atmosferica al livello del mare, chiamiamola “pressione di riferimento” ed indichiamola con Prif, e la pressione atmosferica sulla superficie dello specchio d’acqua in cui ci immergiamo, che abbiamo gia definito in precedenza come Pa.
Il fattore moltiplicativo da utilizzare per determinare la profondità massima fittizia sarà dato da Prif/Pa, mentre quello per la profondità della deco-stop, o della sosta di sicurezza, sarà dato da Pa/Prif cioè il reciproco del precedente.
Nell’esempio del paragrafo precedente essi valgono rispettivamente
1/0,8 =1,25 e 0,8/1= 0,8
Applicandoli otteniamo i seguenti risultati :
profondità massima fittizia 24m x 1,25 = 30m
profondita dello stop 3m x 0,8 = 2,4m
Si sono ottenuti gli stessi risultati dei calcoli fatti seguendo tutto il ragionamento teorico, ma in maniera molto più rapida e semplice.

La regola da ricordare
Riassumiamo tutto enunciando le seguenti due regole.
•La profondità fittizia per entrare nelle tabelle per determinare il profilo corretto di immersione si ottiene moltiplicando la profondità reale per il rapporto 1/Pa.
•La profondità delle soste (deco o sicurezza) si ottengono moltiplicando la profondità ricavata dalle tabelle per Pa

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